Slider / Vita da freelance / 20 luglio 2014

Come vivere da rockstar. Anzi no, sentire come una rockstar

Come si diventa una rockstar? Me lo sono chiesto per un articolo che ho scritto di recente. Era un insieme di consigli su come trasformare la propria vita in quella di una rockstar intervenendo su aspetti come il look, la voce, il modo di comunicare, il team di amici. Poiché fare il pezzo mi è molto piaciuto, qui aggiungo un po’ di riflessioni a riguardo.

Per prima cosa, una rockstar è chi fa parte di una rock band. Come dice un mio amico: se non suoni nessuno strumento o almeno non canti, non potrai mai essere una rockstar.

Messa da parte la più incontestabile delle verità, penso, però, che ci si possa ispirare alle rockstar per il modo di sentire la vita. Sentire nel senso proprio di:

“Avvertire un qualsiasi stato di coscienza indotto in noi dal mondo esterno attraverso i sensi o un qualsiasi stato affettivo insorgente nell’animo” (Vocabolario Treccani).

Possiamo essere rockstar nell’animo, prendendo il meglio o, almeno, vivendo il meglio in modo consapevole e personale.

Mi sono piaciute in particolare alcune cose che mi ha detto la vocal coach.

1) Ci si ispira a grandi nomi, ma è un errore, perché bisogna partire da se stessi. E’ un percorso: non nasci rockstar.

2) Devi conoscere la tua voce (io traduco conoscere il corpo come depositario delle sensazioni). E meglio ancora se suoni uno strumento (io traduco meglio ancora se ti lasci andare alla musica).

3) Il rock appartiene al blues: è viscerale e intimo.

4) Nel pop puoi raccontare anche la storia di qualcun altro, nel rock ti metti a nudo.

5) Per essere rockstar devi assomigliare a te stesso/a e devi essere pronto/a a metterti in gioco.

Presa dalla curiosità di sapere cosa pensa, come vive davvero una rockstar, ho letto un libro di qualche anno fa: Rolling Stone – Le grandi interviste, edito da White Star. Una raccolta di interviste ai miti del rock.

Rock_3

E queste sono le loro parole che tratto:

Il motivo per cui ho scritto tante canzoni è stato il mio naso. Alla fine ammisi qualcosa in un articolo dove riassunsi la faccenda in termini molto più logici di quanto faccia oggi. Mi dissi che volevo togliere l’attenzione dal mio naso e far sì che le persone guardassero il mio corpo, invece che la mia faccia: trasformare il mio corpo in una macchina. Ma quando sono entrato nell’aspetto visivo e robe del genere, comunque, mi ero completamente scordato del mio naso e di tutta la faccenda dell’ego, e pensavo: Beh, se ho un grosso naso, è una figata ed è la cosa migliore che possa capitare perché, non so, è come un faro o qualcosa del genere. In ogni caso, tutto è cambiato, da allora. Pete Townshend 

Non pensavo che le persone prendessero le canzoni tanto seriamente e ciò mi fece chiedere se dovessi considerare le conseguenze. Qualcosa di ridicolo, perché è opera mia, in fondo; non pensi alle conseguenze e non puoi farlo. Jim Morrison

Oh no, non potrei mai pensare ai prossimi anni; è una pessima idea pensare a quanti anni ci manchino ancora da vivere, milioni. Io vivo di settimana in settimana. Non penso oltre. John Lennon

Sono davvero ottimista su una cosa: i talenti migliori emergeranno. Il buon talento sarà sempre ascoltato. Nulla prenderà il posto dell’essere umano. Possono usare tutti i sintetizzatori Moog che vogliono, ma nulla sostituirà il cuore umano. Johnny Cash

Perché mi sentivo bene solo sulla strada? Perché tutti i personaggi nelle mie canzoni vivevano in macchina? Voglio dire, a poco più di 20 anni pensavo sempre: “Ehi, ciò che riesco a infilare in valigia, in una custodia per chitarra, in quel pullman… è tutto ciò di cui ho bisogno, ora e sempre”. Bruce Springsteen

Solo perché la gente non ti vede o non vede ciò che fai non significa che tu non esisti. Quando Robert (Mapplethorpe fotografo) e io passavamo la fine degli anni ’60 a Brooklyn lavorando alla nostra arte e poesia, nessuno sapeva chi fossimo. Nessuno conosceva i nostri nomi. Ma lavoravamo come indiavolati. E durante gli anni ’80 nessuno si curava di me e Fred. Ma la nostra autostima doveva provenire dal lavori che stavamo facendo, dalla comunicazione reciproca, non da fonti esterne. Patti Smith

 

 


Tags:  rock' n' roll rockstar rolling stone

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