Slider / storie di donne / 31 gennaio 2015

Sostengo il blog Afrodite k, perché grazie a Daniela mi sto informando su malattie e partite Iva

Di lei ho letto già tempo fa e probabilmente anche voi, partite iva o no, vi sarete imbattuti nella battaglia che sta portando avanti Daniela con il suo blog Afrodite k. Daniela è una libera professionista che si è ammalata di cancro e quando ha affrontato la malattia, non solo dal punto di vista medico ma anche economico, si è accorta che non c’è equità tra i diritti e l’assistenza di un lavoratore dipendente e i diritti e l’assistenza di un lavoratore autonomo. Da qui il suo impegno a ottenere ciò che spetta anche a un libero professionista.

Io la sostengo perché anche se non so quale sarà il mio futuro, ora sono una libera professionista, condivido il suo pensiero e ho aderito alla petizione per i diritti e l’assistenza per i lavoratori autonomi che si ammalano. L’ho ringraziata per il suo impegno e l’ho intervistata per capirne di più e perché voglio nel mio piccolo contribuire a far conoscere la sua storia. Anche perché questa donna coraggiosa di progressi ne ha fatti: pochi giorni fa ho ricevuto la newsletter nella quale racconta che Dopo il Comune di Grosseto e la Regione Puglia, anche il Consiglio Regionale Toscano approva all’unanimità l’odg sulla tutela delle partite iva che si ammalano“.

Perché hai aperto il blog Afrodite k?
Perché la rabbia ed il senso di ingiustizia che covavo dentro nei confronti di quello che era il trattamento riservato ad una partita iva era tale che se non avessi elaborato, trasformato e orientato verso qualcosa di concreto tutte queste emozioni, probabilmente mi avrebbero ucciso più del cancro. Non mi sono mai chiesta perché il cancro aveva colpito proprio me o pensato che fosse ingiusto quello che mi stava succedendo dal punto di vista medico. Era insopportabile invece pensare a come, di fronte ad una malattia così grave, esistessero lavoratori di serie A e di serie B.

Che cosa ti ha portato finora scrivere questo blog?
Al di là di una sorta di effetto “terapeutico” che qualsiasi esperto di medicina narrativa saprebbe spiegarti molto meglio di me, in realtà il mio blog rappresenta molto altro. Non è mai stato impostato come un diario personale, stile che invece è in assoluto il più usato dai cancer blogger. Questo blog offre moltissime informazioni ed ha ormai un ruolo quasi giornalistico su tutto ciò che riguarda il rapporto tra cancro e lavoro, tra malattia e lavoro autonomo. Quindi cosa mi ha portato? Beh, mi fa sentire utile. Proprio io che sono stata operata di tumore e nell’immaginario collettivo sono quella “bisognosa”, finisco poi per essere utile agli altri che mi contattano ringraziandomi per quello che sto facendo con questa battaglia e per tutte le informazioni che sto divulgando.

Che cosa ti dà la forza di portare avanti la tua battaglia di comunicazione nonostante la malattia?
Questa è la domanda più frequente che mi viene fatta. La risposta è più semplice di quello che si possa pensare. Io faccio quello che faccio e trovo la forza di proseguire perché è qualcosa di giusto. Punto. Ci sono delle cose nella vita che quando tu le vedi sono insopportabili e non stai lì a soppesare i se e i ma, prendi ed agisci, cerchi di fare qualcosa per cambiarle perché è l’unica cosa giusta da fare. Il senso di equità e giustizia rappresenta il mio carburante quotidiano e dà senso alla mia malattia.

Quanto è difficile districarsi tra leggi e norme?
È una roba terrificante. Infatti la maggior parte dei lavoratori autonomi che si ammalano, soprattutto quelli che stanno molto male e sono sotto terapie invasive, l’energia, il tempo e la motivazione di stare dietro alle norme ed ai propri diritti, proprio non ce l’hanno. Un esempio? Faccio una telefonata al call center dell’Inps per un “controllo incrociato” perché volevo conferme su informazioni che avevo. Beh, l’operatrice mi dice che tutte le mie domande sono inutili perché noi non ce l’abbiamo l’indennità di malattia come Gestione Separata. Io per dimostrarle che non è così le cito la circolare del maggio 2013. La telefonata si conclude con l’operatrice che mi ringrazia per l’informazione. Se non ti informi bene e non sai difenderti, nemmeno quei pochi diritti che ti spettano riesci ad ottenere!

Qual è il principale ostacolo?
Credo che in tutta questa storia il problema maggiore sia l’ignoranza. Il popolo delle partite iva è poco conosciuto. Istituzioni, politici e anche cittadini comuni non conoscono le caratteristiche del loro lavoro, soprattutto quello dei professionisti di nuova generazione e automaticamente visualizzano il mega professionista con lo studio in centro ricco sfondato ed evasore. Le cose non stanno proprio così ed il mio blog più volte ha chiarito e diffuso spiegazioni, correlate anche da ricerche, statistiche e dati, riguardo alla lista infinita di stereotipi e pregiudizi che fino ad oggi hanno portato a guardare la malattia del lavoratore autonomo come un problema suo e del suo rischio d’impresa.

Che cosa ti auguri portando avanti la disobbedienza contributiva?
Preciso che il mio sciopero più che fiscale è contributivo. Ho sospeso da dicembre 2013 il pagamento dei contributi Inps (visto che i lavoratori autonomi della Gestione Separata rappresentano solo un bancomat per prelevare ma diventano invisibili quando c’è da erogare prestazioni pensionistiche ed assistenziali). Mi auguro che il cancro, oltre ad essere un evento traumatico dal punto di vista psicologico, fisico e lavorativo, non debba rappresentare anche una colpa per i lavoratori autonomi costretti pure a “scappare” rincorsi da Equitalia. Mi aspetto che ciò che sta facendo l’associazione dei freelance ACTA (un crowdfunding per coprire le more della mia disobbedienza contributiva) sia gestito da uno Stato che, in caso di malattia grave e prolungata di un lavoratore autonomo, dia la possibilità di sospendere tutti i pagamenti che saranno poi dilazionati e versati a partire dalla piena ripresa lavorativa (senza doversi accollare delle more quasi che ammalarsi fosse una colpa da spiare!).

Che cosa sogni?
Sogno un mondo in cui i cittadini si interessino e partecipino attivamente alla costruzione di un mondo migliore perché, come disse Bertold Brecht:

“Il peggior analfabeta è l’analfabeta politico. Egli non sente, non parla, né s’interessa degli avvenimenti politici. Egli non sa che il costo della vita, il prezzo dei fagioli, del pesce, della farina, dell’affitto, delle scarpe e delle medicine, dipendono dalle decisioni politiche. L’analfabeta politico è talmente somaro che si inorgoglisce e si gonfia il petto nel dire che odia la politica. Non sa, l’imbecille, che dalla sua ignoranza politica nasce la prostituta, il minore abbandonato, il rapinatore e il peggiore di tutti i banditi che è il politico disonesto, il mafioso, il corrotto, il lacchè delle imprese nazionali e multinazionali.”

Se io avessi pensato solo al mio orticello, mi fossi posta come obiettivo solo il “sopravvivere” e fossi rimasta ingabbiata nella peggiore delle calamità di questo nostro mondo, l’individualismo, tutta questa incredibile battaglia non sarebbe neppure iniziata come pure le quasi 80.000 firme alla Petizione “Diritti ed assistenza per i lavoratori autonomi che si ammalano”.


Tags:  afrodite k assistenza cancro diritti lavoratore autonomo libero professionista malattia partite iva

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1 Comment

Jan 31, 2015

Grazie mille Valentina, quando le domande sono intelligenti e stimolanti, le risposte sono moooolto più facili!



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