crescita personale / Slider / 3 Febbraio 2019

A scuola di fallimento (per imparare a vincere)

Esiste una scuola per accettare il fallimento, un atto dovuto per imparare a vincere. L’ho scoperto leggendo un articolo de La Lettura (inserto del Corriere del 3 febbraio 2019). La scuola del fallimento, però, esiste a Modena dal 2017. La novità è che la sua creatrice ha appena scritto un libro per Sperling & Kupfer, Elogio del fallimento, manuale in uscita il 5 febbraio che con esercizi e testimonianze insegna a vedere il fallimento sotto un’altra prospettiva, di certo non negativa. L’autrice, Francesca Corrado, ha raccontato a La Lettura di aver deciso di fondare la scuola dopo aver perso tutto nella vita e di aver capito quanto il fallimento ne faccia parte senza per questo doversi sentire in colpa.

Perché mi interesso così tanto ai fallimenti? Perché non ci tengo ad essere perfetta. Ci sono persone che fanno meno errori di altri, io faccio parte di quella cerchia che, invece, di errori ne fa tantissimi e non mi voglio sentire in colpa per questo. Non sopporto che puntino il dito, ma ho capito che le persone che lo fanno verso chi è trasparente con i propri errori (perché ne facciamo troppi e sarebbe difficile nasconderli tutti) sono terrorizzati all’idea di ricevere a loro volta il dito puntato. Io no: fallire mi fa star male, mi fa arrabbiare, ma non mi terrorizza. Se sbaglio vuol dire che ho ancora molto da fare per raggiungere i miei obiettivi, ma come spiega la Corrado nell’articolo, le nostre vite non sono una linea retta: scuola, lavoro, matrimonio, famiglia, figli, come se tutti dovessimo seguire tappe obbligate messe in sequenza. La vita è fatta di balzi, passi indietro, accelerazioni, decelerazioni. Insomma, la vita una forma non c’è l’ha, e sicuramente non può essere un percorso lineare senza ostacoli. Perché, davanti agli ostacoli, il rischio di cadere in fallo è sempre alto. E tutti prima o poi cadiamo.

La scuola del fallimento è rivolta in particolare ai bambini e ai ragazzi, perché per gli adulti è più difficile cambiare prospettiva (ma pensare che sia impossibile è un errore), e la didattica è basata sul gioco e la simulazione: far finta di sbagliare per essere preparati quando nella vita accade realmente. Per imparare a superare il fallimento s’insegna a riconoscere i propri talenti, le qualità, i punti di forza e per fare tutto ciò ci si affida al teatro e all’improvvisazione dove per principio nulla è sbagliato.

L’obiettivo, perciò, è creare una nuova cultura del fallimento, che poi è una nuova cultura del successo, perché imparare a fallire, accettare che l’errore sia solo una delle possibilità andate non come avremmo voluto, ci proietta verso la vittoria. Il fallimento non è un punto d’arresto ma una motivazione a riprovare: ever tried. Ever failed. No matter. Try Again. Fail again. Fail better. Samuel Beckett.

Photo unsplush, photographer Play Res



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