Slider / Vita da freelance / 9 settembre 2014

Il curriculum vitae da solo non basta, almeno per un giornalista

Questo post è rivolto ai freelance che sono agli inizi e nasce da un’osservazione semplice: alla redazione online con la quale lavoro arrivano spesso mail di aspiranti collaboratori che il più delle volte allegano bei curricula e poche idee. 

Il consiglio me l’ha dato, quando anch’io ero agli inizi, un’amica che era già giornalista da diversi anni e che poi è diventata direttore. Mi disse che i direttori non hanno tempo di sperimentare nuovi collaboratori e che bisogna convincerli con una mail

breve e diretta

non troppo formale, non troppo amichevole

sincera

unica nel senso che rispecchi il proprio stile e modo di essere 

propositiva

e, soprattutto, che abbia al suo interno delle idee. 

Seguendo questo consiglio mi sono procurata le prime tre collaborazioni della mia vita, una dietro l’altra e ho capito che il metodo funziona. Molte altre sono andate in buca, ma piano piano si è intrecciata la rete delle collaborazioni: conosci quel redattore che ha lavorato prima lì, poi si è spostato di là e intanto tu lavori con lì e là.

Non aspettare la risposta alla prima mail per mandare le proposte: mandale subito, perché, udite udite!, ci sono direttori che le leggono. O, almeno, scritte nel corpo della mail hanno più possibilità di essere lette. Un buon apripista è ovviamente anche l’oggetto della mail. “Proposta di collaborazione” è quello che scrivono tutti, soprattutto per presentare mail senza idee e con solo il cv. Io personalmente mi giocherei la proposta già nell’oggetto. 

Un direttore si deve fidare dei collaboratori, per questo il giornalista si fa per conoscenze. Che non vuol dire per raccomandazione. Vuol dire che la redazione deve conoscerti perché sa che non ritarderai nelle consegne, che hai dimestichezza con quello che scrivi, che fai le giuste ricerche, che sei disponibile (un freelance lo è quasi al 100%, ma puoi sempre scegliere di non esserlo). Deve sapere chi sei e se non lo sa, tocca rompere il primo velo di diffidenza. Che non è facile, soprattutto all’inizio, primo perché le redazioni hanno poco tempo; secondo perché c’è concorrenza; terzo perché si abbandona l’impresa troppo presto.

In linea generale questo è lo schema che un freelance adotta per proporsi:

Decide con chi vuole collaborare, studia a lungo e in maniera approfondita la testata. Se può si informa su chi effettivamente fa cosa, e sul carattere di redattori e direttore da qualcuno che li conosce direttamente o leggendo il più possibile su di loro. Sul chiedere l’amicizia su Facebook io ci andrei cauta, meglio seguire il profilo Twitter e collegarsi su Linkedin. Facebook rimane nella linea franca tra lavoro e cazzeggio, per questo io chiederei l’amicizia solo dopo aver agganciato la redazione (ma è una personale idea).

Scrive la mail al direttore o in alternativa al caporedattore e al redattore che si occupa degli argomenti che ti interessano. Mai generale tipo: “Gentile redazione…” (succede spesso nelle mail che ho letto e l’ho fatto anch’io: è un’ingenuità).

Propone poche idee ma mirate, precise (a chi teme che se le rubino, che lo facciano è un buon segno: te ne verranno delle altre).

Allega il curriculum vitae (solo una volta).

Aspetta e invia un’altra mail con altre idee. 

Tempo fa ho sentito dire da un caporedattore che prendeva in considerazione solo chi aveva la determinazione di scrivere, scrivere e scrivere ancora alla sua attenzione. Non so quante volte bisognerebbe scrivergli per ottenerla, ma è vero che una delle qualità di un giornalista è la costanza di non fermarsi al primo no, alla prima non risposta. In fondo, è la stessa regola che si segue quando si cerca una notizia.


Tags:  curriculum vitae giornalista mail

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