crescita personale / Lavoro / Slider / 3 Marzo 2019

Lo stress positivo, lo stress cronico, la dipendenza dallo stress e questo mese che è volato via

(Photo by Clem Onojeghuo on Unsplash).

Ho fatto un mese, febbraio, di super lavoro. Partito con la settimana di Sanremo, poi quella della moda, poi la notte degli Oscar, la cover di Cosmo dedicata ai Måneskin, in mezzo riunioni e appuntamenti di ogni tipo. Detto così sembra fantastico e sento la vocina dirmi “di che ti lamenti?”. No, non mi sto lamentando. Ma il fatto di fare un lavoro divertente e stimolante non esenta dalla stanchezza e dalla fatica. E ammettere di essere stanchi non fa perdere punti, è onesto. E io voglio essere onesta. È uno sforzo quotidiano che ho scelto di fare da quando anni fa ho seguito il percorso di Sarah Ban Breathnach attraverso il suo libro L’incanto di una vita semplice.

Il punto è che lo stress può non far bene, essere sempre sulla corda ha i suoi effetti negativi sulla salute. La cardiologia mi ha detto: “hai poco da fare, riposati, vattene in vacanza”.

Ci sono notti che non prendo sonno perché il cervello è iper stimolato, viaggia a mille e mi rendo conto che gli altri, da mio marito ai miei collaboratori, faticano a stare dietro ai mei input. A volte ho paura che mi venga qualcosa all’improvviso, qualcosa che mi dia uno stop, come minimo una bella influenza. Ma ancora no, resisto, perché a furia di essere stressata sono diventata più tollerante allo stress, è cambiata la mia soglia di allarme affaticamento. L’asticella dello stress si è alzata. E in questo mese ho sperimentato, insieme alla fatica, uno stress “piacevole”.

Cosa succede al nostro corpo quando è sotto stress

Lo stress è la reazione del nostro organismo a mantenere il proprio equilibrio funzionale a fronte di un fattore esterno che mina tale equilibrio. Chimicamente accadono molte cose al corpo: l’ipotalamo produce alcuni ormoni importati, il cortisolo, l’adrenalina, la noradrenalina, le betaendorfine capaci di farci resistere al dolore. Il corpo è in uno stato dall’erta, aumentano i battiti cardiaci e la pressione, ma non solo: siamo in una tensione mentale e fisica pronti a reagire a qualcosa. Se questo qualcosa è un predatore (come milioni di anni fa) è facile capire quanto lo stress abbia una parte positiva nella nostra sopravvivenza. Ma quando lo stress ce lo procura la vita di tutti i giorni? Ci portiamo sulle spalle quantità di fattori stressanti. E quanto più è lunga questa tensione (se lo stress diventa cronico) peggiore è il suo effetto su di noi.

Eppure c’è una sensazione bellissima che provo quando sono così accelerata, quella sensazione che mi fa andare avanti con questo passo, che non mi fa smettere di sostenere il ritmo ed è la sensazione che le idee migliori arrivino mentre corro in pista, che gli obiettivi più alti li riesca a raggiungere in questo stato di eccessiva accelerazione, in questa condizione di stress, in questo dare gas continuo nonostante la stanchezza, nonostante i pericoli fisici. La mente va, funziona meglio. In questo mese mi sono concentrata su questa sensazione, cercando di capire l’effetto dello stress positivo. All’inizio mi sono sentita contenta perché quel momento in cui il cervello lavora veloce e meglio è legato alla necessità di raggiungere il risultato in un momento di stress contingente. A patto però che finisca presto. Perché da questa sensazione di “onnipotenza” iper-attiva si può diventare dipendenti. E qui mi sono fermata a riflettere: non è un caso che abbia usato paragoni legati alla corsa per questa sensazione, anche se li ho usati ben prima di approfondire quella che viene definita l’euforia del corridore. La sensazione di benessere che ti motiva ad andare avanti. Se nella corsa sportiva questa euforia ha il suo perché, nella corsa continua della vita di tutti i giorni ha i suoi rischi: oltre a volerla ricercare continuamente per il suo effetto positivo, produce se prolungata nel tempo uno stress cronico, si vive cioè nella perenne fase di resistenza ai fattori stressanti con pesanti conseguenze sull’organismo.

Naturalmente una forma di conservazione l’ho trovata pure io, nel flusso continuo del fare ho inserito alcune attività di tipo sportivo che staccano il cervello dalla quotidianità, dal lavoro. Mi ripuliscono l’anima, mi danno ossigeno in questo stress. Sono la mia ancora, la mia salvezza e sono tanto fondamentali quanto amate e difese: nessun impegno di lavoro mi fa rinunciare alle mie passioni sportive. Ma quello che mi frulla per la testa, quello che agita alcune mattine prima della partenza, o quando l’inizio di giornata ingrana male è il desiderio di prendere una lunga pausa di mesi se non di anni, lontana da tutto, lavoro, amici, affetti, perché i fattori di stress sono anche nella vita privata, per poi tornare, perché cambiare non deve essere tutte le volte per sempre. Poter rompere i flussi, andare controcorrente, per abbracciare l’ultima fase di stress, quella dell’esaurimento, senza combatterlo. Perché in realtà è una fase di recupero, il bisogno di staccare la spina dal rumore del mondo. Per poi riaccenderla. On-off.

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Tags:  benessere lavoro stress

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