Slider / storie di luoghi / 22 agosto 2015

Ponza e Ventotene, selvagge, bellissime e ricche di piaceri

Antichissime, bellissime, le Isole Pontine sono un gioiello incastonato nel mare e il mare sembra una pietra malleabile che brilla al sole. E acceca di stupore. Ponza con le sue sorelle minori, Ventotene, Palmarola, Zannone, Gavi e Santo Stefano, è un arcipelago fiorente di vita e di piaceri. E la goduria più vera qui è assecondare la natura.

PONZA-FOTO-BARCA

Greci e latini hanno lasciato numerosi segni della loro presenza per mare e per terra. Provincia di Napoli prima, di Latina poi, Ponza sprigiona energia d’estate e riposa d’inverno.

Qui si vive in barca e si mangia pesce, si beve bene e si sorride sempre. D’altronde quando ti svegli al mattino circondato d’azzurro non puoi che sentirti a posto con il mondo. I Ponzesi sono gente abituata alle azioni semplici (che poi sono le migliori) andare a pesca e mangiare il pescato, sdraiarsi al sole, camminare, nuotare. A Ponza l’auto si usa molto poco, a Ventotene, poi, non si usa proprio. Qui è più facile muoversi in barca e, di fatto, i ragazzi di Ventotene la usano per uscire la sera a Ponza, facendo avanti e dietro per mare come se andassero in strada.

In vacanza a Ponza conviene noleggiare la barca, da soli o seguendo gli itinerari già organizzati per raggiungere le altre isole e le spiagge più nascoste.

PALMAROLA-1

Mare di Palmarola

I colori del mare tra Ponza e Palmarola

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Le tipiche case di Palmarola

Le tipiche case di Palmarola

Merita una visita anche la più piccola Ventotene che accoglie 650 abitanti contro i 3.300 di Ponza. Sono le due isole abitate tutto l’anno perché, se Palmarola con le sue tipiche case incastrate nella roccia, è abitata solo d’estate, le altre sono totalmente lasciate alla natura.

La spiaggia di Ventotene

La spiaggia di Ventotene

Il pescato (e mangiato) del giorno

Il pescato (e mangiato) del giorno

Da Ventotene si salpa verso la selvaggia e affascinante isola di Santo Stefano per visitare il carcere borbonico con la sua architettura unica. Le visite guidate sono curate con passione dall’Associazione Culturale Terramaris (349 1497047). Il carcere è stato costruito nel 1795 ed è un esempio di edificio Panopticon con la sua forma a ferro di cavallo che permetteva a tutti i detenuti di essere sorvegliati in egual modo. Per i detenuti, invece, non era possibile vedere in nessun punto il mare. Il penitenziario è diviso su tre livelli, inizialmente con 33 celle per ogni piano. Al piano inferiore erano rinchiusi i detenuti ritenuti più pericolosi, perché le celle erano infuocate d’estate e umide d’inverno. Colpisce in particolare anche l’acustica del carcere: dal centro la messa veniva ascoltata perfettamente da tutti gli angoli delle celle.

Qui fu rinchiuso per breve tempo Mussolini ma fu rinchiuso, dal regime fascista, anche Sandro Pertini. In questo penitenziario fu redatto il Manifesto di Ventotene considerato il testo alla base dell’Unione Europea. Fu scritto negli anni ’40 da Altieri Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni, prigionieri del regime fascista. Aldilà della difficile manutenzione del carcere (non è facile prendersene cura), è un luogo che vale la pena visitare per la sua profonda anima di dolore, ribellione e storia che impossibile non sentire una volta circondati tra le sue mura.

Il carcere di Santo Stefano

Il carcere di Santo Stefano

L'architettura semicircolare secondo i principi Panopticom del carcere di Santo Stefano

L’architettura semicircolare del carcere di Santo Stefano

L'interno del penitenziario di Santo Stefano

L’interno del penitenziario di Santo Stefano

Ingresso del carcere di Santo Stefano

Ingresso del carcere di Santo Stefano

Da vedere a Ponza ci sono chiese e siti archeologici come le grotte di Pilato, le tante spiagge e i ristoranti caratteristici come Oresteria, che all’interno conserva poesie, quadri e oggetti messi lì semplicemente perché hanno ispirato il proprietario.

Tappa obbligata a Ponza è l’aperitivo da Au bord de l’eau per il Ponza, un cocktail a base di rum Brugal Branco, zenzero fresco, finocchietto selvatico e limone inventato dalla proprietaria, Valeria, una ragazza simpaticissima che ha deciso di dar da bere sulla sua isola. Infine, non si può andar via da Ponza senza ammirare la spiaggia di Chiaia di Luna patrimonio dell’Unesco. Oggi non è più raggiungibile sia via terra, sia via mare. Ma se arrivate fino all’Hotel Chiaia di Luna, dove ho avuto il piacere di soggiornare, la si vede dall’alto. Vi consiglio di andarci di sera e ascoltare sotto il cielo stellato il rumore costante delle onde che s’infrangono sulla spiaggia. Amplificato dall’altissima parete quasi perpendicolare al mare, il suono ha l’ipnotico potere di cullare i sensi.

La spiaggia Chiaia di Luna vista dal mare

La spiaggia Chiaia di Luna vista dal mare

La spiaggia di Chiaia di Luna è Patrimonio dell'Unesco

La spiaggia di Chiaia di Luna è Patrimonio dell’Unesco

Ponza and her smaller sisters, Ventotene, Palmarola, Zannone, Gavi and Santo Stefano, are the wonderful Tirreno’s arcipelago. Here, the life is wild and rich of pleasure. 


Tags:  isole pontine Italy lazio palmarola ponza storie di luoghi travel vacanze ventotene viaggio

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