Slider / Vita da freelance / 22 giugno 2015

Di stress lavoro-correlato non ne parliamo abbastanza

Di stress lavoro-correlato non ne sento più parlare tanto spesso. Quando nel 2011, in Italia, la legge ha obbligato le aziende pubbliche e private a fare una valutazione del rischio stress lavoro-correlato nel proprio ambiente, buona parte dei media ha acceso i riflettori sulla faccenda.

Oggi questi riflettori appaiono spenti o molto, molto flebili e gli unici che continuano ad impegnarsi per fornire una buona informazione sull’argomento sono le strutture mediche ed ospedaliere che si occupano della ricerca e della terapia dello stress causato dal lavoro.

Lo stress lavoro-correlato è la reazione dannosa agli stimoli provenienti dall’ambiente di lavoro, inadeguati alle risorse, alle esigenze e alle capacità del lavoratore.

In pratica è una serie di reazioni fisiche e mentali che mettiamo in atto quando al lavoro viviamo condizioni non adatte a noi: orari prolungati, richieste di mansioni diverse dalle nostre competenze, mancanza di chiarezza nella definizione dei ruoli, assenza di comunicazione, esclusione dai processi decisionali…

Sul sito dell’Agenzia Europea per la sicurezza e la salute del lavoro c’è una spiegazione esauriente sull’argomento.

Lo stress lavoro-correlato si può manifestare in tanti modi, ognuno ha una reazione diversa: emicrania, disturbi del sonno, fragilità emotiva, stati d’ansia, irritabilità, disturbi gastrointestinali…

Confesso che la cosa mi sta a cuore perché l’ho vissuta in prima persona. A me che soffrivo di stress lavoro-correlato me l’ha diagnosticato il Centro Stress e Disadattamento lavorativo del dipartimento operativo di Medicina del Lavoro 2 dell’Ospedale Maggiore di Milano. A loro mi sono rivolta quando non sono stata più in grado di gestire il malessere che stavo vivendo.

5 anni vissuti in una situazione lavorativa difficile mi hanno procurato insonnia, calo dell’umore, ossessione per il lavoro (dovevo assolutamente sistemare le cose) e una dermatite fortissima su viso, cuoio capelluto e tra schiena e fianco, che mi ha spinta prima a rivolgermi a un dermatologo e poi a guardare in faccia la realtà: sapevo perché stavo male ma non volevo ammetterlo. Ero convinta, nonostante l’insoddisfazione generale, che sarei stata capace di affrontare la situazione. Invece, dopo anni di sopportazione, la mia pelle ha iniziato a urlarmi che così non potevo più andare avanti.

Superare lo stress lavoro-correlato, che è di fatto una malattia, non è stato facile, tanto per cominciare ho atteso tre mesi prima di essere ricoverata al Centro dell’Ospedale Maggiore. Dal momento della diagnosi, che quando l’ho letta mi ha fatto venire le lacrime agli occhi (in realtà in due giorni di day hospital ho pianto come non mai nella vita), mi ci è voluta una psicoterapia di 3 mesi per iniziare a stare meglio e prendere le mie decisioni.

Lo stress lavoro-correlato non è mobbing. Questo deve essere chiaro. E io l’ho capito andando al centro: il mobbing è un processo più complesso e violento, non è la parola cattiva di un collega o un superiore, si manifesta con comportamenti aggressivi di grave entità.

Tuttavia lo stress lavoro-correlato viene anche molto sottovalutato, si dà per scontato che bisogna viverlo al lavoro e soprattutto è come se non se dovesse parlare. Nella società dell’efficienza dove tutti appaiono felici e forti, lo stress lavoro-correlato è imbarazzante per chi lo prova, è come ammettere di non saper gestire lo stress, una delle qualità, la gestione dello stress, richieste dalle aziende. Ma non è così: lo stress al quale dobbiamo essere capaci di adattarci è lo sprint finale di un progetto, è la fase di massimo impegno che ha una durata circoscritta, non è una condizione di affaticamento, incomunicabilità, insoddisfazione prolungata nel tempo. Lo stress correlato al lavoro è questo, e produce un malessere generale, anche difficile da diagnosticare. Magari all’inizio è solo un malcontento che poi diventa acuto, si accumula e si trasforma in malattia.

Potenzialmente tutti, dipendenti a tempo indeterminato, determinato e freelance possono viverlo. La precarietà avvertita come minacciosa e una spietata competitività sono fattori scatenanti. La crisi economica che ha trasformato il tessuto sociale del lavoro ha favorito l’acuirsi di questo tipo di stress.

Ho conosciuto tante persone che ne hanno sofferto ed è una sofferenza davvero forte per molti. Arriva a minare la fiducia in sé stessi e l’autostima, ma anche a mettere in discussione molte delle credenze che abbiamo sulla realizzazione professionale.

Come si risolve? Tanto per cominciare un dipendente deve conoscere il suo diritto a chiedere una valutazione dello stress lavoro-correlato all’interno della propria azienda.

Dipendenti e freelance che ne soffrono in forma acuta possono chiedere aiuto al proprio medico o rivolgendosi al servizio sanitario nazionale come ho fatto io.

Nel frattempo se vi accorgete di vivere saltuariamente delle situazioni a rischio mettete in atto i vostri rimedi efficaci. Alcuni di questi potrebbero essere:

Staccare la spina dal lavoro: non lo facciamo mai abbastanza. Passeggiare, andare in palestra, o nei casi di necessità fare brevi vacanze aiutano a ripristinare l’equilibrio e distogliere il pensiero dal lavoro.

Fare squadra: con i colleghi, con i partner con cui si collabora. Non restare isolati ma creare un clima disteso, sereno e sincero da un punto di vista professionale.

Coltivare le proprie passioni: fare qualcosa di pratico, tangibile come coltivare un hobby, dedicare del tempo ad altri talenti personali. Trovare altri campi nei quali sentirsi appagati oltre al lavoro.

Imparare ad avere un atteggiamento assertivo. Subire passivamente ci rende insofferenti e fragili. Essere aggressivi in un ambiente di lavoro in realtà sortisce gli stessi effetti di insoddisfazione che ha l’essere passivi.

Avere una vita sociale. Perché la vita è fuori da un ufficio, lontano da un computer, altro rispetto al tempo impiegato per guadagnare, anche quando il lavoro coincide con la propria passione.

Questo è il numero del Centro Stress e Disadattamento lavorativo dell’Ospedale Maggiore di Milano a cui mi sono rivolta: 02-55032644.

Per approfondire:

Leggi la normativa

L’Italia verso la leadership europea nella gestione dello stress lavoro-correlato

Ti suggerisco inoltre questa lettura

Prima il piacere e poi il dovere. La libertà è il tempo per le cose che ami 


Tags:  freelance lavoratore autonomo lavoratore dipendenze stress lavoro-correlato

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