Coaching / Slider / 1 novembre 2015

La lezione di Philippe Petit: il sogno è un filo sottile resistente come l’acciaio

Camminare sospesi su un filo dal quale ogni momento si rischia di cadere non è che la metafora della vita. E sarà perché Philippe Petit lo ha fatto davvero di lavoro, che provo una profonda attrazione per la mente e il carattere di quest’uomo.

Ho visto The Walk, il film di Robert Zemeckis che racconta l’impresa compiuta da Petit sulle Twin Towers di New York. Molti dicono che non ha senso portare al cinema una storia che ha raccontato lui stesso in un libro e dal quale è stato tratto un documentario, Men On Wire, che si può vedere in parte su Youtube.

Sarà, ma io non vedevo l’ora di vederlo per capire. Volevo capire che cosa poteva insegnarmi un uomo completamente fuori da ogni schema, per riuscire a realizzare a modo mio la mia piccola impresa. Il film, uscito il 22 ottobre, è un grande omaggio all’uomo e all’artista, alle Twin Towers che non ci sono più e al grande sogno americano che ricorda come tutto sia possibile. The Walk, per me, è stato un modo per entrare nel segreto di un sogno.

Partiamo dall’inizio: il 7 agosto 1974 il funambolo Philippe Petit cammina su un filo di acciaio spesso 3 centimetri collegato ai tetti delle Twin Towers di New York appena finite di costruire a 110 piani, 400 metri d’altezza, nella completa illegalità.

A me interessa capire come sia riuscito a farlo e questo è ciò che ne ho tratto:

1 «Io non credo nella società dei permessi»

Questo è il primo punto: darsi da soli il permesso di realizzare il proprio sogno (o il proprio obiettivo come preferite). Non significa fare cose illegali anche se Petit lo fa. Lui è estremo, profondamente e autenticamente anarchico. Ma l’anarchia è soprattutto rifiutare gli schemi sociali che ci dicono com’è giusto o non è giusto comportarsi. Nessuno ti può dire se la tua impresa è una follia o no. Non sono le regole sociali a stabilire se la tua vita è corretta o sbagliata. Chiaro che non si sta parlando di crimini veri, non si tratta di andare contro le leggi, ma di rompere gli schemi imposti se questi non sono adatti a noi, nel rispetto degli altri e nella condivisione dei valori civili.

2. Avere un sogno

Non è scontato che tutti ne abbiamo uno. Il sogno è il significato della nostra vita. A volte non lo abbiamo o non lo riconosciamo, e conduciamo l’esistenza così come ci viene. Dato che siamo al mondo e non possiamo fare altro che vivere, viviamo. Ma decidere che siamo in vita per questo motivo o per quest’altro, anche se non si sa il perché (Petit non sapeva perché faceva le sue imprese) ci dà un senso, e ci dà persino la felicità, secondo le 10 chiavi della felicità di Action for Happiness. Sulla tipologia e le caratteristiche del sogno non ci sono limiti. Un sogno è valido perché è tuo.

3. Cercare la propria passione nell’infanzia

In ciò che siamo stati da piccoli, in ciò che allora ci ha colpiti o che ci piaceva fare, c’è il seme di quello che vogliamo diventare oggi. Petit era stato colpito dall’arte del funambolismo a otto anni e da allora non ha fatto altro che imparare e perseverare. I talenti, anche se si scoprono da grandi, sono scritti nei primi anni della nostra vita, il nostro foglio bianco dove tutto deve ancora succedere. Quando ignori una di quelle passioni infantili, poi te la ritrovi che bussa alla porta quando sei adulto. Non se n’è andata, è state lì pazientemente ad aspettare. Ripensare a quello che ci appassionava da bambini, anche facendo una lista lunghissima, apre la porta a una di queste. E tornare a giocare ci fa sentire di nuovo il piacere e la spensieratezza di allora, senza il peso delle perfomance dei grandi.

4. Occhio ai segni del destino

In più di un’occasione, quando Philippe Petit era scoraggiato (in realtà sembra che succeda davvero poche volte), a fargli tornare la motivazione erano piccoli segnali. Nel bel mezzo della sua disperazione, Petit trova per caso la foto delle Torri Gemelle e questo gli dà di nuovo la spinta a crederci. Le cose accadono nel momento in cui devono accadere per dare un segno: sono le sincronicità a cui puoi anche non credere, ma se lo fai diventa tutto più forte.

5. Fare un piano dettagliato

Per la sua impresa delle Twin Towers, Petit ha messo a punto ogni più piccolo particolare. Aveva persino noleggiato un elicottero per fare le foto aeree dei tetti. Per anni e per mesi, cominciando da un piccolo passo, ha definito il suo piano. Un mantra che mi ripeto spesso è: un obiettivo senza un piano è solo un desiderio. In questo film si capisce alla perfezione quanto importante sia pianificare nel modo migliore e quanto più possibile nel dettaglio. 

6. Trovare i complici del tuo piano

Non si può fare tutto da soli. Petit non avrebbe potuto compiere la sua impresa del secolo se non avesse avuto i suoi stretti complici. Dal latino cum-con e plectere-allacciare. Nel suo caso un concetto perfetto perché sono le persone che lo hanno aiutato ad agganciare il filo. Gli altri sono il supporto, gli esperti, lo sguardo obiettivo, gli elementi fondamentali senza i quali nessuno può raggiungere il successo. E Petit li ringrazierà alla fine perché ne è perfettamente consapevole.

7. Avere un atteggiamento sicuro

Che vuol dire anche crederci in quello che fai. Avere fiducia in te. Petit aveva costruito un personaggio. Ma lui era ed è quel personaggio. Non finge di essere un’altra persona. Forse mostra poco la sua fragilità, ma in realtà ce l’ha. Nel film lui dice: «Il pubblico deve sentire che tu hai il controllo», questo serve alla resa del suo spettacolo, ma anche a lui per non permettere ai tarli esterni (dubbi, insicurezze, paure) di installarsi nel suo cuore e consumare il sogno. 

8. Guardare in faccia le proprie paure

Petit non pronuncia mai la parola morte, ma l’affronta lo stesso guardando il vuoto sotto di lui. Non si può ignorare a lungo la paura, pena la non riuscita della propria impresa. Petit ammette anche la peggiore delle sue paure e ha il coraggio di osservarla allo specchio, di sentirla vicina e nominarla anche usando un altro nome: bara.

9. La perseveranza

Se quello che per gli altri è una follia per te è un sogno, allora, continua a seguirlo. Troverai chi ti aiuterà a realizzarlo anche se non lo capisce. La tua passione, la tua dedizione sono sufficienti a convincere gli scettici. Il successo non è l’acclamazione degli altri, ma quello che tu hai deciso che sia. È la vita che senti scorrere in quello che fai a dirti che hai vinto. 

Posso riferire quello che mi dicono gli spettatori. Molto spesso mi aspettano, dopo una perfomance, per ringraziarmi di averli ispirati, mostrando loro qualcosa di bello, ma soprattutto qualcosa che consideravano impossibile. Questo li spinge a credere nei loro sogni. A trovare soluzioni creative ai loro problemi.

Vedere un uomo camminare su una fune è utile, perché unisce le persone. Le ispira. Le fa guardare in alto. E pensare “Possiamo volare”.

Philippe Petit Meraviglia andiamo oltre i nostri limiti – intervista su L’Espresso.

La foto è la locandina del film con Joseph Gordon-Levitt (ricevuta come materiale stampa).


Tags:  1974 agosto cinema cinematerapia coaching film motivazione philippe petit the walk torri gemelle twin towers

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