Festa della donna, ma perché ci dimentichiamo la parola diritti?

Festa della donna, ma perché ci dimentichiamo la parola diritti?

Festa della donna. La riduciamo a una festa, ma il nome completo dell’8 marzo è Giornata internazionale dei diritti della donna. DIRITTI (pure al plurale) è l’unica parole che dovrebbe risuonare forte e chiaro e che dà senso non solo a questa giornata, ma all’insistenza delle donne a voler ricordare e festeggiare questa giornata, urlando un giorno all’anno le battagli che silenziosamente si fanno tutti gli anni. 

Mettiamo da parte la retorica della festa perché per quanto riguarda i diritti della donne non abbiamo raggiunto una condizione che ci soddisfa. 

Per il solo fatto che sono donna:

Guadagno il 30% in meno di un uomo. 

Gli impegni domestici e familiari ricadono soprattutto su di me. 

Ti senti in diritto di dirmi che posso essere isterica perché ho il ciclo. 

La pandemia ha penalizzato soprattutto me. 

C’è un dato che ha fatto il giro dei media ed è questo: nel 2020 101mila persone hanno perso il lavoro e 99mila di queste sono donne. 

Il 98% di chi ha perso il lavoro a causa della pandemia è donna. 

Festa della donna, ma la parola diritti la dobbiamo urlare

A quanto pare in questo momento di crisi si tendono a dimenticare i DIRITTI della donna. Il Rocovery Plan infatti ci relega in un angolo. Come spiega secondowelfer.it, nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza il capitolo donna si limita a parlare dell’imprenditoria femminile all’interno di azioni a favore dell’imprenditoria nazionale, ma dimentica i diritti delle donne in altri capitoli fondamentali come l’istruzione, il lavoro, la transizione ecologica.

Il tema della disparità di genere è sotto considerato nel futuro che ci aspetta nel post pandemia. E questo ci porterà a festeggiare la Festa della donna anche nel 2022, nel 2023… nel 2043. Per questa ragione il movimento Giusto mezzo ha alzato la voce per portare i diritti della donna al centro dell’azione politica. Ha scritto una lettera al Governo che potete firmare tutte. La lettera chiede cose concrete, per esempio nidi a tempo pieno, scuole attrezzate e cura di chi vive la scuola: studenti e insegnanti, un riequilibrio degli impegni familiari, il superamento delle disparità nel lavoro a partire dal salario. 

Potete seguire Giusto Mezzo anche su Instagram dove io in realtà l’ho scoperto. 

Ci sono tanti libri che le piccole donne, le donne cioè che devono formare una cultura di parità di genere devono leggere. Uno di questi è un pilastro della letteratura psicologica Le donne che corrono coi lupi, ma qui lascio una frase emblematica di un altro libro fondante di una cultura di parità tratto da Il viaggio dell’eroina di Maureen Murdock: 

Il simbolo del femminile è il cerchio, che simbolizza il ventre, il vaso e il Graal. Il cerchio è inclusivo, non esclude.

Quando si dice che il mattino ha l’oro in bocca significa quello che vedere nella foto in alto: la vista del mare dalle colline di Vieste in Puglia. Un auspicio per un nuovo inizio, come sempre le donne coltivano visioni.

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