Nel 2011 ho vissuto quello che oggi si chiama stress lavoro correlato. Da allora ho lavorato in Mondadori, Mediaset, Hearst e in diverse startup. Quello che ho capito è che il burnout non è una debolezza individuale — è un problema strutturale. E nominarlo è il primo atto di cura.
l lavoro di oggi non si limita a sottrarci energie: modifica il nostro modo di essere. Ricerche e studiosi come Sennett e Rosa mostrano come l’accelerazione, la pressione costante e l’assenza di confini stiano erodendo pazienza, gentilezza e capacità relazionali. La gentilezza diventa un lusso, il tempo interiore scompare, e molti finiscono in un addestramento emotivo silenzioso che conduce al burnout o alla moral injury. Non è il lavoro in sé, ma la sua mutazione a renderci più cinici, chiusi e distanti. La domanda da farsi non è solo “che lavoro faccio?”, ma “che persona mi sta facendo diventare questo lavoro?”.
Cos’è la Slow Productivity e perché può rivoluzionare il modo in cui lavoriamo?
La filosofia di Cal Newport propone un nuovo approccio al lavoro cognitivo: fare meno per fare meglio, seguendo tre principi chiave – ridurre i progetti attivi, lavorare a un ritmo naturale, essere ossessionati dalla qualità. In un contesto dominato dalla frenesia e dal burnout, la slow productivity offre una strategia concreta per ottenere risultati sostenibili, riscoprendo attenzione, significato e benessere.
In un mercato che chiede visibilità continua, l’identità professionale diventa una narrazione da costruire e aggiornare nel tempo. Questo articolo esplora il rapporto tra lavoro, storytelling di sé, self branding e ricerca di autenticità, con una riflessione su come cambia il modo di raccontarsi a 30, 40, 50 anni. Un’analisi sociologica e personale su cosa significa oggi “essere riconoscibili” nel lavoro, senza snaturarsi.
La collana “Voci del lavoro nuovo” di Franco Angeli esplora tre concetti logorati dall’abuso linguistico — vulnerabilità, autenticità, unicità — restituendo loro sostanza attraverso tre volumi distinti. Il filo conduttore: nel mondo del lavoro queste tre dimensioni sono intrecciate e inscindibili, e la loro integrazione è la base per un’identità professionale autentica.
Sembriamo stanchi dei propositi di settembre, ma avere più inizi durante l’anno ci dà la carica per il cambiamento: ecco 4 propositi per cominciare l’autunno.
Nella sua lista dei life-trend del 2024 la società di consulenza strategica, Accenture, lo chiama “Decade of decostruction” e lo mette al 5° posto tra le tendenze che cambieranno il nostro modo di vivere. Io credo che lo metta per ultimo perché è un lento e inesorabile cambiamento di prospettiva, ma anche di sentimento che ci stiamo portando dietro dalla pandemia e che continuerà per molto tempo ancora finché davvero non considereremo valide le priorità della vita in tutte le possibili varianti, senza uno schema sociale che ne legittimi alcune a discapito di altre. Il lavoro sarà importante, ma non prioritario per tanti, il successo non sarà solo la carriera, la casa d’acquistare e il matrimonio non saranno considerate tappe indispensabili per una vita da adulti.
Quanto è necessario lavorare per essere felici? Abbastanza ma non troppo per evitare che il lavoro ci allontani da noi stessi.
Lo scrittore Paolo Giordano ha definito ossessione valutativa quell’obbligo che ci sentiamo di valutare tutto attraverso un giudizio o una classifica. Costretti, senza neanche rendercene conto, a essere misurati costantemente…
#Imremarkable by Google è il coraggio di autopromuoversi nella vita professionale e personale. Non a tutti risulta facile parlare dei propri successi e spesso ci facciamo guidare dal pensiero autolimitante…