Al mio maneggio, Il Grillo di Como, sono praticamente l’unica a presentarmi con una borsa. Gli altri arrivano, montano, girano per i boschi, fanno aperitivo e se ne vanno senza mai avere nulla che intralci le mani. Sarà , forse, perché fanno tutti monta western e io sono una delle mosche bianche che al Grillo fa monta inglese. Non mi cambio lì, non ho bisogno della borsa in senso pratico stretto. Ce l’ho perché aprirla, appenderla vicino all’armadietto, disporre le cose al loro posto è il mio rituale. E i rituali fanno qualcosa che le abitudini non riescono a fare: segnano un confine. Dicono al corpo che sta per succedere qualcosa di diverso. Che si passa da una modalità a un’altra. In questo caso, dal rumore del quotidiano alla concentrazione silenziosa che richiede stare su un cavallo. Non serve che sia complicato. Basta che sia sempre uguale.
Prima cosa: scegliere la borsa giusta
Il punto di partenza è proprio la borsa. La mia, una weekend bag di Kingsland mi è stata regalata per il compleanno dagli amici del maneggio ed è grande e capiente, esattamente quello che serve.
Per chi la sta cercando, su Amazon si trovano opzioni carine. Può andar bene un classico borsone da palestra come questo presente in diversi colori.

O qualcosa di più sfizioso come una borsa da equitazione con il proprio nome (regalo perfetto).

Cosa c’è dentro la mia borsa
Un beauty assemblato bene con le cose basilari: pettine, burrocacao, crema mani (irrinunciabile dopo aver maneggiato forche, cacca e polvere tutto il pomeriggio), e il necessario per l’igiene. Non mi cambio mai in maneggio, anche se molti centri ippici hanno la doccia, semplicemente non fa parte della mia routine. L’equitazione è uno sport elegante, ma anche molto pratico, un beauty case impermeabile e duraturo va benissimo.

Il quaderno e la penna per me sono fondamentali. Non lo faccio a ogni fine lezione, ma quando ho bisogno di annotare cose nuove, errori da aggiustare, esercizi da ricordare, cose da migliorare e soprattutto le emozioni che vivo. Scritte rogorosamente a mano. Non è un diario, è più uno strumento di lavoro. I miei anni di studio da coaching mi hanno insegnato che scegliere un quaderno che piaccia è un altro rituale che rende la scrittura più sacra. Come notebook scelgo in genere cose di questo tipo:

Le carote tagliate e messe in un sacchetto di silicone richiudibile. I premietti sono parte del lavoro, non un optional.

Berretto e borraccia. La borraccia la tengo in borsa, ma ho anche qualche bottiglietta nell’armadietto. Il berretto quello da sole o da vento, a seconda della stagione non manca mai.
Questa borraccia di Waterdrop ce l’ho da molti anni.

Il berretto invece è un acquisto più recente: di solito non indosso cappelli o berretti, ma ho imparato a portarlo in borsa con me perché in maneggio spesso ne hai bisogno. Minimalismo elegante anche qui, preso alla Decathon, ma si trova anche su Amazon:

La borsa giusta non è quella più bella o più costosa. È quella che apri e trovi sempre quello che ti serve, senza frugare. Prima di riempirla, vale la pena fermarsi un momento: quante volte vai al maneggio a settimana? Ti cambi lì o no? Hai un armadietto o porti tutto con te ogni volta? Le risposte cambiano molto quello che ha senso tenere dentro.
Se andate tre o quattro volte a settimana come me e avete un armadietto, probabilmente conviene sdoppiare: una borsa leggera per il quotidiano e un bauletto fisso in scuderia per le cose che non si spostano mai. Se invece siete lì una o due volte, una borsa media con un beauty, qualcosa per scrivere e qualche snack per il cavallo è più che sufficiente.
L’unico consiglio che vale per tutte: ogni tanto svuotatela completamente. Ci si trova dentro cose dimenticate da mesi, cose rotte, cose che non servono più. Una borsa ordinata è già metà del rituale.
Nota sui link Amazon: alcuni link in questo articolo sono affiliati, il che significa che se acquistate attraverso di loro ricevo una piccola commissione, senza nessun costo aggiuntivo per voi. Detto questo, tengo a precisare una cosa: faccio acquisti su Amazon, sarebbe ipocrita negarlo. Ma cerco di farlo con criterio. Prima di comprare qualcosa mi chiedo se ne ho davvero bisogno, aspetto, ci ripenso. Non acquisto mai per impulso e non accumulo. Cerco, per quanto possa sembrare un controsenso su una piattaforma di questa scala, di essere sostenibile anche negli acquisti online. Amazon non è l’unico posto dove compro, ma è inevitabile che faccia parte del quadro. Lo dico senza vergogna e senza entusiasmo eccessivo: è una scelta consapevole, come cerco di fare tutte le altre.
Le immagini di questo articolo sono generate con intelligenza artificiale. Ho scelto di usarla come strumento, non come scorciatoia: ogni dettaglio è stato costruito e corretto fino a ottenere qualcosa che corrispondesse davvero a quello che porto con me. Il manto del cavallo, però, è vero. E’ un dettaglio della mia Safe Place.