C’è un momento, dopo che una storia finisce, in cui smetti di chiederti cosa è andato storto e cominci a chiederti qualcosa di più fondamentale: non “perché è finita” ma so davvero cos’è l’amore? L’ho mai saputo?
Ho avuto anche io quel momento ed stato lì che mi sono appassionata alla lettura di saggi sull’amore. Non manuali, ma analisi di psicologia e filosofia. ed è stato in quel momento che ho trovato il libro in una libreria indipendente di Bologna. Non è un libro che ti spiega come andare avanti, come guarire, come ricominciare. Volevo qualcuno che mi aiutasse a capire cosa avevo creduto di fare, tutti quegli anni. Cos’è l’amore, davvero. Non come lo raccontano i film o come ce lo insegnano da bambine, ma cosa è nella sua sostanza.
Ho trovato Tutto sull’amore di bell hooks.

Chi è bell hooks e perché ha scritto questo libro
bell hooks, il nome in minuscolo è una scelta deliberata per spostare l’attenzione dall’identità al pensiero, è stata una delle voci più importanti del femminismo americano degli ultimi decenni. Filosofa, teorica, insegnante. È morta nel 2021. Ha scritto questo libro nel 1999, partendo da una domanda che era anche personale: perché, in una società che usa la parola amore in continuazione, siamo così incapaci di praticarlo?
Non è un libro romantico e non è un libro di coppie. È un libro sull’amore come categoria etica, come scelta e come azione. È anche, in certi passaggi, un libro politico, il che è insieme il suo punto di forza e il punto in cui, personalmente, non sempre l’ho seguita.
La prima cosa che mi ha colpita: l’amore non è un sentimento
hooks parte da una definizione precisa, ripresa da Erich Fromm e da M. Scott Peck: l‘amore non è qualcosa che si prova, è qualcosa che si fa. È una scelta, un’azione, un impegno. Fromm lo chiama “essenzialmente un atto di volontà ”. Peck aggiunge che il desiderio di amare non è di per sé amore, l’amore sta nei gesti e nei comportamenti attraverso cui si esprime.
Questo, a prima lettura, può sembrare freddo. Come se hooks stesse togliendo l’amore dal territorio delle emozioni per portarlo in quello della disciplina. Ma più ci pensi, più capisci che è esattamente il contrario: è una liberazione. Se l’amore è un’azione, allora non sei in balia di quello che senti. Puoi scegliere. E puoi smettere di aspettare. Puoi chiederti se sei davvero capace di dare l’amore che vuoi ricevere.
hooks lo scrive in modo diretto: si è messa davanti a un foglio di carta per esaminare se stessa e capire se era capace di dare l’amore che cercava. È stato doloroso, ma lo è anche solo porsi la domanda.
Il falso sé e l’amore che non dura
C’è un passaggio del libro che ho riletto più volte. hooks parla di come, nell’infanzia, a molti venga insegnato a sentirsi indegni di essere amati per come sono davvero. E così si costruisce un falso sé più presentabile e accettabile. Nella vita adulta si incontrano persone che si innamorano di questo falso sé. Ma quell’amore non dura. Prima o poi affiora il vero sé, arriva la delusione, e il messaggio ricevuto da bambini viene confermato: nessuno può amarmi per come sono veramente.
È un circolo che si autoalimenta, e si rompe solo quando si è disposti a essere conosciuti davvero, un atto che richiede un coraggio che nessuno ci insegna.
Quello che confondiamo con l’amore
Una delle parti più utili del libro è quella in cui hooks elenca cosa scambiamo per amore: il possesso, la dipendenza, l’intensità sessuale, la familiarità del trauma. Ci innamoriamo di chi riproduce dinamiche che conosciamo, anche quando quelle dinamiche ci fanno male. La passione intensa, dice hooks, non è la prova dell’amore, ma può essere la prova esattamente del contrario.
Questo mi ha fatto pensare a quante volte, nella vita e in qualsiasi relazione, ho confuso l’intensità con la profondità , l’attrazione con la connessione e la dipendenza con la scelta.
Hooks cita una frase che trovo molto onesta: “Troppo spesso le donne provano il piacere erotico più intenso con uomini che per altri versi le feriscono.” Non lo dice per colpevolizzare, lo dice per nominare qualcosa che quasi tutti sanno ma pochissimi dicono ad alta voce.
I soldi e l’amore: il punto in cui non la seguo del tutto
hooks considera il denaro come ostacolo all’amore, l’avidità come antitesi della cura, il capitalismo come cultura che normalizza il non-amore. Alcuni dei suoi esempi sono potenti. Ma in questo, non l’ho seguita completamente.
Non perché penso che i soldi siano irrilevanti nelle relazioni, tutto il contrario. Ho visto coppie dividersi per questioni economiche e coppie rafforzarsi affrontandole insieme. I soldi possono essere uno specchio brutale dei valori reali di una coppia, di chi conta davvero, di dove si mettono i confini. I soldi sono potere soprattutto nella coppia, chi li ha agisce su chi ne ha meno. Ma nella coppia si è in grado di creare un equilibrio, e quando questo succede può essere un volano, uno strumento di rinascita, crescita e serenità .
Ben diverso è quando il denaro s’intromette nella relazione stessa, cioè quando diamo un valore economico alle relazioni, quando non sono un ponte per entrambi, ma s’inseriscono in mezzo e avvallano l’idea che tutto si possa comprare, invece di vivere. Penso al matrimonio dei me contro te che si può vedere come uno show acquistando un biglietto.
Non credo, tuttavia, come dice hooks che il denaro indurisca il cuore in modo automatico. Credo che sia uno strumento, e che come tutti gli strumenti dica qualcosa di chi lo usa e di come lo usa dentro una relazione.
La solitudine come condizione necessaria
Uno dei passaggi che ho trovato più veri è quello sulla solitudine. hooks distingue tra il sentirsi soli, che è doloroso, e ci spinge ad aggrapparci agli altri in modo disperato e la solitudine come condizione di pace. È nella solitudine, dice, che si impara a stare con sé stessi. Ed è lì che si comincia a capire cosa si cerca davvero negli altri.
L’amore, in questa visione, non è l’opposto della solitudine: è ciò che diventa possibile quando non si ha paura di stare soli.
Ho trovato questo vero. La fine di una relazione ti mette faccia a faccia con la solitudine in modo che non puoi evitare. E in quello spazio, se riesci a non fuggire subito, succede qualcosa. Cominci a capire cosa cercavi. E a volte scopri che cercavi cose che non avresti potuto trovare fuori, perché non le avevi ancora trovate dentro.
Cosa resta dopo aver letto questo libro
Tutto sull’amore non è un libro che ti dà risposte. Si può dire, invece, che sposta le domande. Non “come faccio a trovare l’amore?” ma “sono pronta a praticarlo?”. Non “perché non vengo amata abbastanza?” ma “so dare quello che chiedo?”.
Non sono sempre d’accordo con hooks. Alcune parti le ho trovate didattiche, altre ideologicamente orientate in un modo che non sento mio. Ma il nucleo, l’amore come scelta, come azione, come impegno quotidiano che richiede onestà prima di tutto con sé stessi quello mi è rimasto.
E la cura, come impegno e come essere visti, è forse la cosa più importante.
C’è poi una domanda che mi ha lasciato, e che non ha ancora una risposta definitiva, e chissà se l’avrà mai è: sapevo cos’era l’amore, prima? E adesso?
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Foto di Shaira Dela Peña su Unsplash