Lavorare ci sta rendendo persone peggiori?

l lavoro di oggi non si limita a sottrarci energie: modifica il nostro modo di essere. Ricerche e studiosi come Sennett e Rosa mostrano come l’accelerazione, la pressione costante e l’assenza di confini stiano erodendo pazienza, gentilezza e capacità relazionali. La gentilezza diventa un lusso, il tempo interiore scompare, e molti finiscono in un addestramento emotivo silenzioso che conduce al burnout o alla moral injury. Non è il lavoro in sé, ma la sua mutazione a renderci più cinici, chiusi e distanti. La domanda da farsi non è solo “che lavoro faccio?”, ma “che persona mi sta facendo diventare questo lavoro?”.

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Abbiamo mille contatti, ma chi ci ascolta?

L’articolo esplora il paradosso della solitudine in un mondo sempre connesso. Nonostante la costante presenza digitale, molte persone si sentono più isolate. Il report 2025 dell’OMS evidenzia che una persona su sei ha vissuto solitudine, con effetti negativi sulla salute.

Si analizzano i cambiamenti sociali: l’aumento delle donne single e autonome, la solitudine maschile ancora poco visibile, e la condizione di anziani e giovani. Il testo invita a ripensare il senso della “connessione” e a immaginare nuove forme di legame e appartenenza nella società contemporanea.

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Riprendersi il tempo. Per una nuova ecologia del lavoro cognitivo

Cos’è la Slow Productivity e perché può rivoluzionare il modo in cui lavoriamo?
La filosofia di Cal Newport propone un nuovo approccio al lavoro cognitivo: fare meno per fare meglio, seguendo tre principi chiave – ridurre i progetti attivi, lavorare a un ritmo naturale, essere ossessionati dalla qualità. In un contesto dominato dalla frenesia e dal burnout, la slow productivity offre una strategia concreta per ottenere risultati sostenibili, riscoprendo attenzione, significato e benessere.

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