Le dee dentro la donna: chi sono i 7 archetipi

Le dee dentro la donna: chi sono i 7 archetipi

Nella mitologia greca le dee non sono solo figure del mito. Sono modelli. Comportamenti ricorrenti, energie che si attivano, tratti che emergono in certi momenti della vita e scompaiono in altri. È su questa intuizione che la psichiatra Jean Shinoda Bolen ha costruito il suo lavoro, raccolto nel libro Le dee dentro la donna: sette dee della mitologia greca come archetipi femminili, ovvero pattern che ogni donna porta in sé in misura diversa.

Non si tratta di categorie fisse. Le dee coesistono, si alternano, si contrastano. In certi periodi della vita una prende il sopravvento e in altri si ritira. Conoscerle è un modo per riconoscersi.

La Bolen le divide in tre gruppi: le dee vergini, che bastano a sé stesse e non si definiscono nel rapporto con l’altro; le dee vulnerabili, che si completano nella relazione; e Afrodite, l’unica alchemica, che non appartiene né all’uno né all’altro gruppo.


Le dee vergini


Artemide, la dea indomita


Dea della caccia e della luna, Artemide è l’archetipo della donna indipendente, focalizzata sui propri obiettivi, che non cerca approvazione esterna per sentirsi completa. Va dritta al bersaglio. Trova la sua chiarezza nella natura. La solidarietà femminile è per lei importante quanto il raggiungimento dei propri obiettivi.


Atena, la dea della saggezza


Razionale, stratega, a suo agio negli ambienti maschili. Atena usa la testa più che il cuore. Eccelle nelle professioni che richiedono pensiero analitico, sangue freddo, capacità di costruire alleanze con chi conta. Il suo tallone d’Achille è l’emozione, che tende a sacrificare in nome dell’efficacia.


Estia, la dea spirituale


La più silenziosa delle tre. Estia è il fuoco al centro del focolare, la dea che si rivolge verso l’interno. Meditativa, intuitiva, capace di trovare il proprio centro anche nel caos. Non cerca visibilità né competizione. La sua forza è la concentrazione interiore.

Le dee vulnerabili

Era, la dea della fedeltà

Era si completa nel matrimonio. Non per convenzione sociale, ma per un desiderio profondo di unione con qualcuno di importante. È fedele, capace di impegnarsi con tutta sé stessa. Il rischio è restare prigioniera di una relazione che non la nutre, incapace di staccarsi dall’archetipo della moglie ferita.

Demetra, la dea madre

Demetra nutre. La terra, la figlia, chi le sta intorno. È generosa fino all’annullamento di sé. L’archetipo si attiva non solo nella maternità biologica, ma ogni volta che una donna porta avanti un progetto con dedizione totale. Evolve quando impara a essere madre anche di sé stessa.

Persefone, la dea fanciulla

La più giovane, la più recettiva. Persefone lascia decidere agli altri, si lascia condurre, fatica a riconoscere il proprio desiderio. Ma il suo mito è una storia di trasformazione: dalla fanciulla rapita alla regina degli Inferi, una donna che ha attraversato il buio ed è diventata guida per altre.

Afrodite, la dea alchemica

Afrodite, la dea dell’amore e della bellezza

Afrodite è l’unica che non appartiene né alle dee vergini né alle vulnerabili. È alchemica perché trasforma: tutto quello che tocca — una relazione, un progetto creativo, un incontro — prende vita sotto la sua influenza. In lei i sensi sono sempre attivi. Fa le cose perché le piacciono, non perché sono utili o convenienti.

L’equilibrio tra le dee

Nessuna donna è una sola dea. La Bolen suggerisce che la crescita avviene proprio nell’incontro tra gli archetipi, quando la donna che ha sviluppato molto Atena impara a fare spazio alla vulnerabilità di Persefone, o quando Afrodite trova stabilità integrando Era.

Conoscere le dee non significa scegliere a quale appartenersi. Significa riconoscere quale sia attiva in questo momento, e capire cosa chiede.

Per approfondire: Le dee dentro la donna di Jean S. Bolen, Astrolabio.

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